Per anni lo abbiamo considerato il gioiello di casa nostra. Il Parco Archeologico di Urbs Salvia non è solo un insieme di rovine: è l’identità stessa di Urbisaglia. Eppure oggi qualcosa si è rotto: mentre i canali social provano a narrare la chiusura del mese di febbraio 2026 e l’apertura ridotta di marzo 2026 come un necessario periodo di “rigenerazione”, i turisti a Urbisaglia scarseggiano. Per diverso tempo il centralino dell’ufficio turistico ha squillato a vuoto, scoraggiando i visitatori e la chiusura della Rocca è stata sotto gli occhi di tutti.
Un modello che funzionava.
In passato il meccanismo era semplice: il Comune aveva stipulato una convenzione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche. La Soprintendenza manteneva la proprietà e l’onere della tutela dei beni, mentre il Comune si faceva carico della gestione operativa, garantendo i servizi di accoglienza e la manutenzione ordinaria del verde e dei percorsi.
Il Comune affidava il servizio alla Pro Loco che, per rispondere alle normative sulle visite guidate (riservate a guide abilitate e laureati in archeologia), si avvaleva della collaborazione tecnica della società Meridiana di Urbisaglia. Quest’ultima gestiva visite guidate, laboratori didattici e approfondimenti per turisti e scolaresche di ogni ordine e grado, oltre a realizzare pubblicazioni, opuscoli e contenuti multimediali. La stessa società si occupava della promozione del Parco, della Rocca e del Serbatoio, costruendo una rete turistica sinergica con l’Abbazia di Fiastra e il Castello della Rancia di Tolentino.
Questa rete e la solidità delle convenzioni non solo avevano messo in moto una macchina efficiente, capace di garantire aperture costanti e flussi elevati, ma permettevano di partecipare con successo ai bandi europei FESR.
Nemmeno i severi controlli regionali avevano mai trovato falle nel sistema: le risorse arrivavano dall’Europa e dalla Regione e la fruizione dei luoghi era assicurata quotidianamente da personale qualificato del territorio e assunto a tempo indeterminato.
La rottura.
Con il passaggio di proprietà del Parco dalla Soprintendenza alla Direzione Regionale Musei (DRM), la vecchia amministrazione si era spesa per contrattare una nuova convenzione sulla falsariga della precedente. In parole povere, il Comune restava un partner indispensabile per l’accoglienza e la gestione del Parco archeologico di Urbisaglia. Grazie a questo accordo, l’amministrazione garantiva a ogni cittadino, turista o insegnante la certezza dei servizi di informazioni e accompagnamento quotidiano, in qualsiasi periodo dell’anno.
Oggi il panorama sembra cambiato radicalmente. La nuova amministrazione ha scelto di smantellare quella macchina funzionante in favore di una gestione dai “costi d’avanguardia”. Nel solo biennio 2025-2026, la spesa per i servizi turistici (biglietteria ed apertura delle strutture) supera i 60.000 euro.
Si tratta di una cifra straordinariamente alta se confrontata con il passato: in questi due anni, infatti, si è speso più di cinque volte tanto rispetto a un qualsiasi biennio precedente.
Questa spesa è legata agli affidamenti dei servizi turistici prima all’associazione “ASSOCIAZIONE CULTURALE – MUSICALE – ARTISTICA GLI STRONATI ETS” nel 2024 e successivamente a “PLAYMARCHE SRL”, da marzo 2026.
Nel solo 2025 la spesa complessiva risulta più che doppia rispetto ai 16.000 euro totali annui che in passato il Comune versava alla Pro Loco per le attività ricreative e culturali, all’interno dei quali erano compresi i circa 5.000 euro destinati specificamente al turismo (biglietteria ed apertura delle strutture).
Il borgo disorientato e il paradosso del lucchetto
Il danno non è solo economico. Il vero “corto circuito” è quello che incontra il turista una volta arrivato in paese: a fronte di un aumento della spesa, l’ufficio turistico è rimasto a lungo chiuso o sottodimensionato e la stessa sorte è toccata al Parco.
L’offerta è stata tagliata drasticamente: siamo passati da un paese turistico aperto e accessibile a una gestione che si limita al minimo indispensabile. Il Parco rimane aperto appena quattro giorni a settimana per sole quattro ore al giorno; la Rocca e il Serbatoio tra aperture discontinue e scarsa comunicazione, appaiono spesso chiusi agli occhi dei visitatori; l’ufficio turistico aperto a volte o solo il sabato e la domenica. Se la convenzione con la Direzione Regionale Musei parla di un “minimo” per l’apertura, la nuova amministrazione sembra aver interpretato questo limite non come una base da cui partire, ma come un traguardo a cui fermarsi.
È l’efficienza al contrario: spendere molto di più per offrire il meno possibile.
L’inefficienza ha toccato il punto massimo quando la direzione del parco è dovuta intervenire personalmente per aprire i cancelli a gruppi di visitatori rimasti fuori, nonostante tale onere spetti al Comune, che paga cifre elevate proprio per garantire il servizio.
Il verdetto dei turisti: “Un gioiello inaccessibile”
Oltre alle criticità nella gestione dei servizi, emerge un malcontento che le recensioni online fotografano senza filtri. Basta un giro online (Google, TripAdvisor ecc) per trovare il verdetto dei visitatori scritto nero su bianco: i turisti esprimono crescente frustrazione nel trovare i nostri siti chiusi. Questi commenti mostrano una delusione crescente rispetto all’accessibilità di Parco, Rocca e Serbatoio, proprio mentre l’amministrazione dichiara di voler “elevare” gli standard.
Le chiavi sembrano essere tornate esclusivamente nelle mani della direzione del Parco che ora chiede un anticipo di almeno 15 giorni per le aperture straordinarie dei gruppi. Provate a immaginare cosa succede quando un gruppo ha un imprevisto legato al meteo o ai trasporti e deve riprogrammare la visita.
In un’era di prenotazioni istantanee e turismo dinamico, è stato contrapposto “la logica dell’ADESSO” all’assurdità dell’attesa, creando un percorso a ostacoli scoraggiante.
A questo punto, è doveroso chiedere conto di queste scelte:
- Perché il Comune oggi sostiene costi molto più elevati rispetto al passato senza garantire a turisti e scolaresche informazioni certe e una fruizione quotidiana?
- Qual è il vantaggio per un cittadino di Urbisaglia nel vedere il proprio paese meno accessibile a fronte di costi pubblici maggiori?
- Perché i visitatori oggi si fermano all’Abbadia di Fiastra senza raggiungere il centro storico e il Parco Archeologico?
- Quali azioni concrete di promozione del parco archeologico, della rocca e del centro storico sono state attivate dal Comune, considerando che la stagione turistica è ormai entrata nel vivo?
Un gioiello chiuso o difficilmente accessibile rischia lentamente di trasformarsi in un monumento al silenzio.








